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Introduzione (da leggere)

Questo testo è concepito in modo differente rispetto ai molti altri presenti nel panorama italiano dei libri su Joomla, perché non si rivolge agli utenti che hanno bisogno di imparare da zero a costruire un sito web dinamico con questo famoso Content Management System.

Si rivolge invece a coloro che hanno già installato Joomla, che hanno già costruito il loro sito web e che vogliono ora migliorarlo. Questo libro, caro lettore, è perciò pensato per te se vuoi:

  • rendere più gradevole l’aspetto intervenendo sul template
  • aumentare la funzionalità, mettendo a disposizione dei visitatori funzioni e scorciatoie che facilitino la navigazione e la lettura
  • migliorare il livello di sicurezza, usando tecnologie e prassi che proteggano efficacemente sia il sito sia la privacy degli utenti
  • innalzare la posizione del sito nei risultati dei motori di ricerca, per rendere il tuo sito più popolare possibile.

Poiché il numero delle pagine è limitato da ragioni editoriali, ho dato per scontato tutto ciò che c’è prima del primo accesso al sito:

  • la scelta del fornitore di spazio web e del tipo di servizio scelto (semplice hosting o server virtuale dedicato)
  • la comprensione dei requisiti del server e di PHP (e di altre cose minori)
  • le fasi della procedura di installazione
  • e tutte le altre minuzie.

A dire la verità, Joomla è oggi sufficientemente maturo da funzionare passabilmente con le impostazioni predefinite, perciò è sufficiente immettere pochi dati e premere ripetutamente Invio per avere in pochi minuti un sito web funzionante.

Ma è a questo punto che viene il bello: se non sei uno che si accontenta di poco, ti sono venute presto in mente molte idee su come migliorare il sito, hai scoperto di desiderare funzioni che il tuo sito sembra non avere, hai pensato che i colori e le forme degli elementi che compongono il tuo sito non sono propriamente quelle che avresti scelto tu. Insomma, ti sei accorto che la sostanza c’è, ma che il sito non è ancora a tua misura. E questo ti indispone...

È inoltre scontato che tu sappia che l’aspetto del sito è regolato dai template, che questi si basano su uno o più fogli CSS e che questi sono memorizzati nella sottocartella css della cartella di ogni template. Le cartelle dei template si trovano in /templates/.

Versione di riferimento, aggiornamenti e approfondimenti

Per realizzare questo libro mi sono basato sulla versione più recente di Joomla, che al momento di scrivere è la 3.2.1. Quasi certamente quando leggerai queste righe sarà disponibile una nuova versione, che con grande probabilità sarà in qualche misura diversa da quella da me usata.

Non preoccuparti: l’impianto fondamentale dovrebbe rimanere identico e le informazioni qui riportate dovrebbero restare valide.

In ogni caso, puoi sempre contattarmi mediante il mio sito web personale, che trovi all’URL http://www.claudioromeo.it: lì trovi errata corrige e aggiornamenti e puoi segnalarmi inesattezze presenti nel testo o chiedere approfondimenti su procedure che ti sembrano non chiare.

Sono ben contento di ricevere pareri, consigli e critiche sul libro: per queste cose ti ringrazio. Se cerchi però soluzioni a problemi che hai con Joomla o personalizzazioni del tuo sito web, sappi che queste cose fanno parte della mia professione e che perciò ricadono nell’assistenza a pagamento. Se non vuoi intaccare il tuo budget, ti consiglio di rivolgerti al forum di Joomla.it, che è una fonte di supporto davvero preziosa.

Se vivi in Lombardia puoi inoltre iscriverti all’associazione Joomla!Lombardia e partecipare ai corsi, in gran parte gratuiti, che l’associazione tiene per i suoi iscritti. Io stesso sono socio e docente di Joomla!Lombardia e posso garantire sull’efficacia dei corsi. Joomla!Lombardia mi ha inoltre dato un supporto importante per la realizzazione di questo libro: alcuni capitoli sono infatti stati scritti grazie alle indicazioni e al sostegno di alcuni dei docenti, che hanno dato così il loro contributo fattivo. Di Joomla!Lombardia riparlerò nell’appendice B.

Le ragioni del software libero

Personalmente sono un grande fautore del software libero e da tempo ho ormai abbandonato quasi del tutto le piattaforme Windows e OS X a favore di GNU/Linux. Il "quasi" è dovuto al fatto che a volte i clienti insistono per avere questo o quel sistema operativo.

Tuttavia sono contento di notare che il software libero guadagna lentamente, ma inesorabilmente, spazi importanti: nelle aziende e nell'amministrazione pubblica.

Tuttavia ho un cruccio, che avevo già esposto nell'introduzione al mio libro OpenOffice.org 2, sempre per Tecniche Nuove. Siccome da allora le cose sono rimaste pressoché le stesse, lo riporto qui, con piccoli aggiornamenti.

Se si chiedesse infatti a cento persone qual è il vantaggio principale del software libero, molto probabilmente ben più della metà risponderebbe che è la gratuità. Avere tanto a costo zero è quasi certamente una delle cose più belle della vita: sarebbe questo il commento che, anche se non esposto in questi termini, risuonerebbe tra le risposte degli interrogati.

Gli intervistati non avrebbero torto, ma la risposta sarebbe disastrosamente sbagliata. Sarebbe sbagliata perché il vantaggio principale del software a codice libero non è la gratuità, ma la libertà. Richard Stallman, fondatore della Free Software Foundation e ideatore del progetto GNU, ha sempre cercato di distinguere bene ciò che nella lingua inglese è fonte di fraintendimenti: il termine free può infatti essere inteso sia nel senso di gratuito (come in free beer, birra gratis) sia nel senso di libero (come in free speech, libertà di parola). Il free software, nelle intenzioni di coloro che condividono il pensiero di Stallman e di chi supporta in questo senso il codice aperto, deve essere libero; e può anche non essere gratuito.

Stallman insiste inoltre sull’uso corretto del termine free software in luogo del più recente open source, perché secondo lui quest’ultimo (nato proprio per evitare l’ambiguità del vocabolo free) non punta sufficientemente l’attenzione sulla libertà culturale cui mira invece il movimento nato dall’intuizione dello stesso Stallman. Secondo Stallman un programma è software libero per un dato utente se:

  • l’utente ha la libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo;
  • l’utente ha la libertà di modificare il programma secondo i propri bisogni (perché questa libertà abbia qualche effetto in pratica, è necessario avere accesso al codice sorgente del programma, poiché apportare modifiche a un programma senza disporre del codice sorgente è estremamente difficile);
  • l’utente ha la libertà di distribuire copie del programma, gratuitamente o dietro compenso;
  • l’utente ha la libertà di distribuire versioni modificate del programma, così che la comunità possa fruire dei miglioramenti apportati.

Poiché “free” si riferisce alla libertà e non al prezzo, vendere copie di un programma non contraddice il concetto di software libero. In effetti, la libertà di vendere copie di programmi è essenziale: raccolte di software libero vendute su DVD o in Internet sono importanti per la comunità, e la loro vendita è un modo di raccogliere fondi importante per lo sviluppo del software libero. Di conseguenza, un programma che non può essere liberamente incluso in tali raccolte non è software libero.

I punti riportati in corsivo sono tratti dal saggio Il progetto GNU, disponibile in Rete. Se sei interessato ad approfondire i temi legati alla filosofia del software libero puoi fare riferimento, oltre al sito del Progetto GNU a quello  della Free Software Foundation o a quello della Free Software Foundation Europe, che dispone di una sezione in italiano.

Ma perché insistere tanto sulla libertà di poter usare il software a proprio piacimento e secondo le proprie necessità, con l’unico vincolo di non imporre vincoli?

Non è certo questo il luogo adatto per addentrarsi in un’analisi delle ricadute sociali delle teorie di Stallman, ma ormai sembra chiaro che queste sono in grado di influenzare grandemente gli equilibri economici, politici e sociali.

Da un certo punto di vista, sembra di essere tornati indietro di un secolo e mezzo, quando un certo Karl Marx descriveva con precisione il modo con cui il possesso dei mezzi di produzione rendeva possibile che un’esigua minoranza di persone potesse decidere in modo profondissimo della vita stessa della stragrande maggioranza dell’umanità. Oggi, quando è ormai chiaro che il software è il vero motore della produzione e della veicolazione della conoscenza, il quesito si ripropone in termini ancora più urgenti.

Stallman ritiene che assicurare a tutte le persone che lo desiderano la possibilità di usare il software secondo le proprie necessità sia uno dei modi più diretti per fare vera democrazia; altri non la pensano così.

Marx aveva fatto un’analisi estremamente lucida di ciò che stava succedendo ai suoi tempi, ma aveva sbagliato clamorosamente nell’indicarne gli sviluppi e i rimedi alle storture che aveva osservato. Può darsi che anche Stallman si sbagli. Però è interessante notare che già oggi sono in atto alcune trasformazioni significative: alcuni paesi in via di sviluppo hanno deciso di utilizzare il free software e, solo grazie a questa decisione, sono stati in grado di dotarsi di un sistema informatico localizzato nella propria lingua.

Oltre che di paesi dal potenziale gigantesco (come la Cina, il Brasile o l'India) si sta parlando di paesi (o di regioni di paesi) dove il reddito pro capite è di poche decine di euro all’anno e dove la corrente per far funzionare i computer arriva solo per qualche ora al giorno: in casi come questi, il software libero è l’unica vera possibilità di sviluppo, soprattutto se questa viene intesa anche come possibilità di fare formazione a costi accessibili e nell'ambito di progetti sostenibili.

Non sarebbe la stessa cosa se le grandi multinazionali del software vendessero i propri prodotti a prezzi stracciati, neppure se li regalassero: la possibilità di mettere mano al codice, di modificarlo, di studiarlo (e, conseguentemente, di imparare) è un valore che va ben al di là del semplice programma applicativo. È cultura. E la cultura, ormai si sa, è potere.

Joomla: siti liberi

Tutto questo discorso sul software libero mi permette di arrivare a un punto per me importante.

Joomla è un software libero. Joomla permette a chiunque di modificare il codice per adattarlo alle sue esigenze: come leggerai nell'appendice B, a Joomla!Lombardia insegniamo a fare proprio questo (ma non solo questo).

Ma, in quanto software libero, Joomla è promotore di libertà. Permette a chiunque di poter dire la sua al mondo, senza quasi impedimenti o vincoli. Permette a chiunque di vendere (beni o servizi), cioè di avere i mezzi per mantenersi ovunque si trovi.

Questo, da un punto di vista sociale, politico ed etico è rivoluzionario. Ed è troppo importante, perché qui si gioca il destino delle prossime generazioni. Purtroppo sono troppi i segni infausti: proposte di leggi sempre più restrittive che mirano al controllo, tentazioni di applicazioni che sembrano dare libertà agli utenti ma che in realtà imprigionano in gabbie dorate (il nuovo terreno di battaglia tra bene e male è il mondo dei dispositivi mobili), disprezzo quasi totale dei dati personali.

Sono convinto che il software libero possa essere una difesa efficace di una vera democrazia.

Un ringraziamento speciale

Oltre Joomla!Lombardia (di cui parlerò spesso) devo un enorme ringraziamento anche a Ergonet srl, il provider Internet presso cui mi servo da anni e che recentemente ha aperto una convenzione proprio con Joomla!Lombardia.

Devo ringraziare Ergonet perché è fortemente orientato a Joomla e mi ha reso (e continua a rendermi) le cose facili. Tutti i requisiti dell'hosting per Joomla sono sempre rispettati e non mette barriere strane a ciò che un utente legittimo può fare al sito.

Il ringraziamento ci sta proprio bene.

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